Aquila chrysaetos: l’aquila reale

Il Cilento e l'aquila reale


Il Cilento e l'aquila reale
Il Cilento e l’aquila reale

Il Parco comprende un territorio estremamente diversificato dal punto di vista faunistico che ospita sia specie alto-montane come la Coturnice ed il Gracchio corallino, sia specie legate all’ambiente collinare e costiero, come il Calandro e l’Averla cenerina. La copertura forestale, l’estensione e la continuità di alcuni comprensori montani come quelli dei monti Cervati e Sacro, permettono la presenza di specie che necessitano di ampi territori, come il Lupo, il Gufo reale e l’Aquila reale.
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L’aquila reale
L’aquila reale (Aquila chrysaetos (Linnaeus, 1758)) è un uccello appartenente alla famiglia Accipitridae, presente in Eurasia, Nordamerica e Nordafrica.
L’aquila reale ha una lunghezza di 74-87 cm; la coda misura dai 26 ai 33 cm, con un’apertura alare di 200–240 cm. Il suo peso varia dai 2,9 kg, ai 6,6 kg; la femmina è del 20% circa più grande del maschio. Le sue parti superiori sono di color bruno castano, con penne e piume copritrici più pallide, le parti inferiori sono di color castano scuro, la testa invece è di color castano dorato. A questa caratteristica si riferisce il secondo nome “chrysaetos”,che in greco vuol dire “aquila d’oro”.
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Il colorito varia a seconda dell’età e l’abito adulto viene completato a 5 anni di vita. Il giovane appena involato possiede un piumaggio bruno nerastro con evidenti macchie bianche a semiluna al centro delle ali e coda bianca bordata di nero; la livrea dell’adulto è bruna con spalle e nuca dorate (da cui il nome inglese “Golden Eagle”, Aquila dorata). Il pulcino è ricoperto da un fitto piumino biancastro. In volo ha ali sollevate e spinte leggermente in avanti. L’Aquila reale è uno dei più potenti uccelli rapaci del mondo; la robusta struttura le consente di attaccare con successo prede spesso più pesanti di lei e nonostante la mole imponente possiede un volo assai agile. Il piede ha le caratteristiche tipiche dei rapaci che si nutrono di mammiferi, con dita brevi e grandi artigli in grado di ferire le prede. Il forte becco le consente non solo di uccidere animali di taglia medio-piccola, ma anche di aprire carcasse di grandi animali già morti.
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Distribuzione e habitat
Frequenta una vasta gamma di ambienti aperti o semi-alberati e la sua plasticità dal punto di vista delle esigenze ecologiche le ha consentito di colonizzare un ampio areale sia in Eurasia, sia in Nordamerica; in Italia è presente su tutte le più importanti catene montuose (Alpi, Appennino, monti sardi e siciliani). La Valle d’Aosta nello specifico offre all’Aquila reale vastissimi territori idonei; soltanto le aree più antropizzate ed i deserti nivali possono essere considerati inutilizzabili dalla specie, mentre le foreste, anche se troppo fitte per consentirleazioni di caccia, rappresentano fondamentali serbatoi di prede. Ogni vallata della regione ospita almeno una coppia nidificante ed in totale i territori stabilmente occupati sono almeno 35, con un massimo ipotizzabile di 40. La densità delle coppie (territori ampi in media meno di 80 km²) e la distanza media che separa i settori di nidificazione (inferiore a 7 km) sono definibili come ottimali a livello alpino ed attualmente non è ipotizzabile un ulteriore significativo incremento della specie.
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Un territorio frequentato da una coppia di Aquile reali è solitamente composto da un sito di nidificazione con pareti rocciose ospitanti i nidi e da una serie di territori di caccia poco o per nulla boscati, localizzati di norma in posizione periferica rispetto al settore con i nidi. Questi ultimi sono collocati al di sotto dei territori di caccia estivi per agevolare il trasporto di pesanti prede ai giovani; i nidi non vanno quindi cercati in prossimità delle vette, ove spesso li vorrebbe la tradizione popolare, ma soprattutto intorno ai 1700–2200 m. Altitudini record di 2500–2700 m, segnalate per il passato in Valle d’Aosta, sono probabilmente conseguenti a ripetute persecuzioni ai danni di nidi situati in località più accessibili.
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Comportamento
L’aquila ha a disposizione due modi per cacciare: all’agguato e in volo, solitamente cerca di sorprendere le prede. Di solito cacciano in due: un’aquila vola bassa per mettere paura alla preda e l’altra dall’alto cerca di catturarla. Durante il giorno l’aquila sta molto tranquilla, tranne nella parte centrale della giornata. Molte aquile hanno una tendenza a spostarsi verso le zone più calde.
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Alimentazione
L’aquila si alimenta di mammiferi ed uccelli, a seconda delle zone. In certe zone anche di rettili. Tra i mammiferi preferisce i roditori, lepri, marmotte, conigli selvatici e scoiattoli.
Invece tra gli uccelli, si nutre soprattutto di galliformi e anche di carogne in inverno. Tra i rettili preda serpenti, tartarughe (che cattura e sfracella sulle rocce) e talvolta, se non trova di più, ramarri e altri sauri. Spesso i due partner cacciano insieme e giocano con la preda. I giovani devono consumare molto cibo, ma spesso solo un piccolo, il primo nato, sopravvive poiché si accaparra tutto il cibo. Anche se le leggende parlano di agnelli, volpi (ed in passato addirittura di bambini) sollevati dall’aquila, in realtà può trasportare al nido prede di medie dimensioni (ca. kg 1,5) come caprioli o cinghiali di poche settimane, solamente se la cattura è avvenuta in posizione sopraelevata rispetto al nido. Integra regolarmente la sua dieta con resti di animali rinvenuti morti (soprattutto ungulati vittime dei rigori invernali).
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Riproduzione
Fedeli per la vita, il maschio e la femmina di Aquila reale, una volta formata la coppia e conquistato un territorio, rimangono stanziali per molti anni costruendo nei dintorni, sulle pareti a picco dei dirupi o, più raramente, fra i rami degli alberi più alti, anche una decina di nidi scegliendo, di anno in anno, quello che sembra il più adatto. Sempre, però, i nidi sono costruiti più in basso rispetto all’altitudine di caccia, per evitare faticose risalite con la preda tra gli artigli. Il controllo del territorio, che varia da 40 a 180 km quadrati, viene effettuato equamente tra maschio e femmina e, il più delle volte, si limita a manifestazioni aeree (voli a festoni, volteggi) lungo il confine del territorio stesso per segnalare alle altre aquile quali siano gli effettivi confini. L’accoppiamento si svolge in marzo e viene preceduto da uno spettacolare rituale, anche noto come danza del cielo. Il rituale di accoppiamento prosegue per vari giorni e vede impegnati entrambi gli individui in spettacolari evoluzioni aeree che spesso la femmina compie in volo rovesciato mentre il maschio sembra piombarle sopra, con scambi di preda in volo o giri della morte.
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All’accoppiamento, che avviene sempre a terra, segue la deposizione delle uova (gennaio nelle zone più calde e maggio in quelle più fredde) solitamente due a distanza di 2 – 5 giorni l’una dall’altra. In questo periodo il maschio è poco presente, per ricomparire immediatamente alla schiusa (dopo 43 – 45 giorni di cova) per portare cibo sia alla madre che ai due piccoli dei quali, solitamente, solo uno sopravvive.
Dopo due mesi i pulcini diventano aquilotti ed iniziano ad esercitarsi nel volo sul bordo del nido. Spiccano il primo volo a 75 giorni e dopo 160 – 170 dalla nascita diventano indipendenti: in questo periodo vengono portati dai genitori fuori dai confini del territorio natale e diventano nomadi fino a quando, verso i 3 – 6 anni (ormai in grado di procreare), costituiranno un nuovo nucleo familiare. La regolazione della densità dei rapaci avviene infatti con meccanismi naturali complessi e molto efficienti, che riescono a stabilizzare le specie intorno ai livelli compatibili con le risorse localmente fruibili (siti di nidificazione, abbondanza delle prede, competizione con altri carnivori); un’utile indicazione a questo proposito è data dal successo della riproduzione, elevato nelle popolazioni al di sotto delle capacità ambientali potenziali e decisamente ridotto nelle popolazioni più floride: in Valle d’Aosta negli ultimi anni il numero medio di giovani allevati dalle coppie controllate è risultato in effetti molto basso, come già verificato in altri settori delle Alpi.
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Aquila chrysaetos nella cultura
L’aquila reale riveste un ruolo molto importante nella storia della simbologia europea. Per i greci era un simbolo di Zeus, colui che ne rispecchiava i valori fondamentali. Il fatto che simboleggiasse il padre degli dei fece sì che i romani la scegliessero come emblema fin dai tempi della repubblica. Con la divisione dell’Impero in due parti decretata dall’imperatore romano Teodosio per i suoi figli, Arcadio che ebbe l’Oriente e Onorio l’Occidente, l’aquila romana da quel momento fu raffigurata unico corpo (impero romano) a due teste (oriente e occidente), come anche ora si può vedere in stemmi che si rifanno all’impero romano. Secondo alcune ricostruzioni, l’aquila bicipite fu introdotta in araldica dall’ultima dinastia degli imperatori bizantini, i Paleologi (forse a simboleggiare la ripristinata unità dell’impero sulle due sponde dell’Egeo), quindi fu adottata dal Sacro Romano Impero (forse a simboleggiare il potere universale, religioso e temporale). L’aquila verrà poi ripresa da tutte le nazioni che vorranno emulare la grandezza dell’antica Roma e questo comportò che essa venisse utilizzata da Napoleone, dagli stati dell’Europa dell’est continuatori della tradizione bizantina, da Mussolini, da Hitler e perfino dagli Stati Uniti.
La valorizzazione dell’aquila venne portata avanti in seguito dalla Chiesa cattolica, che prese a sua volta spunto dal fatto che essa è simbolo di spiritualità (l’aquila è simbolo dell’evangelista Giovanni il più spirituale dei quattro).
Dante la riporta nel sesto canto del paradiso e ne innalza i valori. La sua strumentalizzazione nel corso della storia l’ha portata paradossalmente ad essere vista da alcuni come un’immagine negativa, in quanto utilizzata come simbolo dagli stati totalitari che devastarono l’Europa nel Novecento. Oggi, tuttavia, è usata comunque in molte aziende, società e paesi come simbolo di fierezza, nobiltà, divinità e orgoglio (oltre ad essere usata dagli allevatori per cacciar le volpi quando si avvicinano ai pollai). È inoltre simbolo dell’Aeronautica Militare Italiana e di molti altri paesi. Ultimo tra gli stati in cui l’aquila compare nella bandiera nazionale è il Kazakistan, mentre l’Albania è detta appunto “Paese delle Aquile” e ne ha una stilizzata sulla bandiera. L’aquila reale, in particolare, è il simbolo del comune e della città di Catanzaro, capoluogo della Calabria, la quale è detta anche “nido di aquile” per la posizione strategica che domina il golfo di Squillace. L’aquila di Catanzaro ha sulla testa una corona imperiale, si dice assegnata alla città da Carlo V in persona. È inoltre il simbolo della società sportiva romana S.S. Lazio, anche se a rigor di logica quella rappresentata sullo stemma della squadra biancoceleste dovrebbe essere non un’aquila reale ma una ben più rara, in Italia, aquila imperiale.
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