Calitri: la Positano dell’irpinia – foto e video Continua il viaggio di Cilentano.it attraverso la Lucania


Andiamo a Calitri, la Positano dell’Irpinia. L’ultima volta che c’eravamo stati il centro era completamente transennato. Attualmente e’ visitabile ed e’ quasi completamente ricostruito. Li’ abbiamo incontrato un giovane “archeoartista” (forse unico in Italia), Francesco Roselli, che ci accompagna lungo le strade del borgo ricostruito. Grazie a lui scopriamo un mondo antico, grazie a lui possiamo ammirare le sue opere molto particolari: i suoi soggetti sono principalmente paesaggi naturali di tipo marino o montano. (www.cizzart.it)
IL VIDEO

Le prime tracce della presenza umana nel territorio di Calitri risalgono al Neolitico, cui appartengono alcuni utensili in selce levigata conservati presso il Museo Irpino di Avellino. Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), elencando le popolazioni irpine, parla della colonia degli Aletrini, dando conferma della presenza di una comunità nella zona dove sorge Calitri. Nel periodo medioevale, Calitri è uno dei tanti centri sottoposti all’amministrazione longobarda prima e normanna e sveva poi. Proprio sotto queste due dinastie l’insediamento calitrano conosce un periodo di crescita e prosperità. Al tramonto dell’Impero romano, la storia di Calitri è strettamente legata alle diverse sorti che nei secoli vivrà l’ampio feudo di Conza, importante punto strategico del meridione.
Durante la dominazione normanna, il feudo di Calitri venne affidato ai Balvano, mentre sotto il regno di Federico II di Svevia appartenne al regio demanio. Nel 1304 Calitri passò ai Gesualdo, principi di Venosa che ne ebbero il possesso per tre secoli. Con i Gesualdo, Calitri conobbe la sua epoca d’oro e l’antico castello venne trasformato in una sontuosa dimora signorile. Dopo i Gesualdo, Calitri passò ai Ludovisi che, nel 1676, lo cedettero alla famiglia Mirelli. Durante il terremoto dell’8 settembre 1694 il famoso castello di Calitri fu completamente distrutto e morì il principe Mirelli. I superstiti della famiglia Mirelli optarono per l’abbandono dei ruderi in cima alla collina ricostruendo il palazzo baronale più a valle. L’area del castello divenne, dal XVIII secolo in poi, oggetto di grosse modifiche fino ad essere completamente abbandonata a sé stessa. (wikipedia)
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