Carlo Pisacane: tutta la storia della spedizione di Sapri


Tutti conoscono “La spigolatrice di Sapri” la celebre poesia di Luigi Mercantini… “eran trecento erano giovani e forti e sono morti…” ma non tutti sanno come sono andate le cose, le atrocita’ che hanno subito “i trecento” e come e dove e’ morto Carlo Pisacane. In quest’articolo cercheremo di fare luce sui fatti che legano lo sbarco al nostro amato Cilento.

Carlo Pisacane
Carlo Pisacane
Carlo Pisacane, duca di San Giovanni (Napoli, 22 agosto 1818 – Sanza, 2 luglio 1857), è stato un rivoluzionario e patriota italiano, di ideologia socialista. Partecipò attivamente all’impresa della Repubblica Romana assieme a Giuseppe Mazzini, Goffredo Mameli e Giuseppe Garibaldi, ed è celebre soprattutto per il tentativo di rivolta che iniziò con lo sbarco a Sapri e che fu represso nel sangue a Sanza.
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Il primo tentativo. Il 4 giugno 1857 Pisacane si riunì con gli alti capi della guerriglia per stabilire tutti i particolari dell’impresa. Un primo tentativo fallito si ebbe il 6 giugno: l’avanguardia di Rosolino Pilo perse il carico di armi destinato all’impresa in una tempesta. Con l’intento di raccogliere armi e consensi Pisacane si recò a Napoli, travestito da prete. L’esito fu molto deludente ma Pisacane non si lasciò scoraggiare persistendo nei suoi intenti.
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La spedizione di Sapri

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La partenza da Genova e lo sbarco a Ponza
Il 25 giugno 1857 a Genova Pisacane s’imbarcò con altri ventiquattro sovversivi, tra cui Giovanni Nicotera e Giovan Battista Falcone, sul piroscafo di linea Cagliari, della Società Rubattino, diretto a Tunisi. Pilo si occupò nuovamente del trasporto delle armi, e partì il giorno dopo su alcuni pescherecci. Ma anche questa volta Pilo fallì nel compito assegnatogli e lasciò Pisacane senza le armi e i rinforzi che gli erano necessari. Pisacane continuò senza cambiare piani, impadronitosi della nave durante la notte, con la complicità dei due macchinisti inglesi, si dovette accontentare delle poche armi che erano imbarcate sul Cagliari. Il 26 giugno sbarcò a Ponza dove, sventolando il tricolore, riuscì agevolmente a liberare 323 detenuti, poche decine dei quali per reati politici per il resto delinquenti comuni, aggregandoli quasi tutti alla spedizione.
Sapri
Sapri

Il 28, il Cagliari ripartì con Pisacane, i suoi compagni e i detenuti liberati e armati le armi sottratte al presidio borbonico. La sera i congiurati sbarcarono a Sapri, ma non trovarono ad attenderli quelle masse rivoltose che si attendevano. Anzi furono affrontati dalle falci dei contadini ai quali le autorità borboniche avevano per tempo annunziato lo sbarco descritto come opera una banda di ergastolani e delinquenti comuni evasi dall’isola di Ponza. Il 1º luglio, a Padula vennero circondati e 25 di loro furono massacrati dai contadini. Gli altri, per un totale di 150, vennero catturati e consegnati ai gendarmi.
La statua che ricorda "la spigolatrice" a Sapri
La statua che ricorda “la spigolatrice” a Sapri

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La fuga a Sanza e la morte.
Sanza
Sanza

Pisacane, Nicotera, Falcone e gli ultimi superstiti riuscirono a fuggire a Sanza, dove furono ancora aggrediti dalla popolazione: perirono in 83. Pisacane, morì probabilmente a causa di un colpo del sotto capo urbano di Sanza, Sabino Laveglia, che lo ferì al fianco sinistro, Falcone si suicidò con la sua pistola, mentre quelli scampati all’ira popolare furono poi processati nel gennaio del 1858. Condannati a morte, furono graziati dal Re, che tramutò la pena in ergastolo. I due inglesi, per intervento del loro governo, furono dichiarati fuori causa per “infermità mentale”.
Sanza - La dedica del Comune a Pisacane
Sanza – La dedica del Comune a Pisacane

Nicotera, che fu in seguito liberato da Garibaldi durante la spedizione dei mille e divenne un importante uomo politico dell’Italia unita, fu portato gravemente ferito in catene a Salerno, dove venne processato e condannato a morte. Anche per lui la pena fu tramutata in ergastolo solo per l’intervento del governo inglese, che guardava con crescente preoccupazione la furia repressiva di Ferdinando II delle Due Sicilie.
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L’ossario a Padula.
L’ossario dei trecento e’ ben conservato a Padula: ci sono quasi tutti i resti recuperati dei membri della spedizione. All’esterno della Chiesa della Santissima Annunziata, spicca l’arco a tutto sesto in pietra locale a grosse bugne e con stemma civico nella chiave di volta, che immetteva al cortile dell’Ospedale e che nel 1911 il deputato padulese Giovanni Camera (1862-1929) elevò a Monumento Nazionale. Esso infatti inquadra il Sacrario dei Trecento di Carlo Pisacane, i cui resti sono custoditi in teche visibili al pubblico: qui voluto dalla pietà popolare padulese, prese le forme di soccorpo della chiesa nel 1957 per essere infine restaurato ed aperto nel 2007. Nella piazzetta di fronte, ove si apre un’incantevole veduta del Vallo di Diano, troviamo il mezzobusto che raffigura l’eroe padulese Joe Petrosino.
Ossario della spedizione di Pisacane
Ossario della spedizione di Pisacane

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La spigolatrice di Sapri narrata da Arnoldo Foa’

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