Cilento, un paese al giorno: Roscigno Le foto e lo speciale su Roscigno Vecchia

Roscigno - foto by web


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Sono circa 860 i “roscignoli o roscignesi”, gli abitanti di Roscigno, un piccolo comune che appartiene alla Comunità montana Alburni.

Roscigno - foto by web
Roscigno – foto by web

Il Santo patrono di Roscigno e’ San Nicola che si festeggia il 6 dicembre, il protettore e’ invece San Rocco festeggiato il 16 agosto.
Il nome del paese è una derivazione dalla dizione dialettale “russignuolo”, vale a dire usignolo. Ha una economia agricola: abbondano sul suo territorio numerosi terreni coltivati ad olivi e viti.
Roscigno vecchia - foto by Cilentano.it
Roscigno vecchia – foto by Cilentano.it

Roscigno Vecchia
Il Comune di Roscigno si divide in due parti: Roscigno Vecchia e Roscigno Nuova. Roscigno Vecchio, il centro storico, è una frazione completamente disabitata da tempo a causa della presenza di diverse frane. Il centro storico di Roscigno inizia a svuotarsi intorno all’anno 1902 a causa di due ordinanze del genio civile (la legge speciale n. 301 del 7 luglio 1902 e la legge n. 445 del 9 luglio 1908) che obbligano la popolazione al trasferimento nell’attuale ubicazione del paese, Roscigno nuova.
In Roscigno vecchia attualmente risiede un solo abitante (Giuseppe Spagnuolo) che, dopo la morte di Dorina, unica vera ultima residente, si è trasferito in una delle vecchie case, trascorre le giornate per le vie deserte del paese dove, talvolta, giunge qualche turista; il solitario abitante ne approfitta allora per fare da cicerone. Nel 2000 il centro storico di Roscigno contava 1 abitante.
Roscigno vecchia - Giuseppe Spagnuolo -foto by web
Roscigno vecchia – Giuseppe Spagnuolo -foto by web

Ultimamente a Roscigno Vecchia e’ stato girato il video della nuova canzone di Enzo Gragnaniello: E CONTINUO.

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Il nome del paese dalla ricostruzione storica deriva da Russino che compare in alcuni scritti del 1086 (custoditi presso l’Abbazia territoriale della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni) quando il signore di Corneto (Corleto Monforte) donò la chiesa di S. Venere all’abbazia di Cava. Il piccolo borgo di Russigno e Ruscigni si può trovare impresso in molti scritti di epoca medievale.
Roscigno vecchia - foto by Cilentano.it
Roscigno vecchia – foto by Cilentano.it

I primi insediamenti abitativi, che costituirono uno dei primi nuclei abitati di Roscigno Vecchia, si formarono verso la fine dell’anno mille intorno ad un convento di Benedettini che fu costruito ad un miglio a sud dalla località chiamata “Piano”. La formazione dei primi insediamenti abitativi si ebbe per esigenze logistiche da parte dei pastori, porcari e bovari di Corleto Monforte, che stanchi di percorrere tutti i giorni la distanza (circa 4 km) tra l’attuale centro abitato di Roscigno Vecchia e l’antico centro medievale di Corleto Monforte decisero di costruire degli insediamenti abitativi vicini al convento dei Benedettini e la chiesa di S. Venere.
Roscigno vecchia - la piazza - foto by Cilentano.it
Roscigno vecchia – la piazza – foto by Cilentano.it

Nel 1268 Roscigno Vecchia contava con una popolazione di 110 fuochi.

Nel 1303 da un documento di tipo testamentario si certifica e si testimonia la presenza sul territorio di Rosinii, appartenente alla Baronia dei Fasanella, di frati ospedalieri.

L’anno 1515 è un anno fondamentale nella storia della comunità di Roscigno che era feudo dei San Severino.

Il 1515 è l’anno in cui si verifica l’autonomia del comune dalla proprietà del comune di Corleto Monforte e la storica e definitiva separazione amministrativa dallo stesso. La piccola comunità di Roscigno passa di mano e raggiunge la sua autonomia completa con l’acquisto da parte del feudatario Michele Soria per la somma di 15.000 ducati dei territori di tipo collinari e montani che andavano dalle “Difese di Galdo” e della “Costa del Monte”, al “Cellino” ed alle “Serricelle”. Dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Sant’Angelo a Fasanella, appartenente al Distretto di Campagna del Regno delle Due Sicilie. Nel 1817 iniziarono i lavori per la costruzione del Camposanto in Roscigno Vecchia a seguito dell’applicazione dell’Editto di Saint Cloud.
Dal 1817, quindi, i morti di Roscigno non vengono più inumati nelle chiese e nelle cappelle dell’antico centro abitato.
Nel 1860 molti cittadini di Roscigno aderirono alla rivolta contro i Borboni e furono contenti per l’annessione al Piemonte ed alcuni di loro fecero parte della colonna organizzata da Lorenzo Curzio che prese parte prima alla repressione dei moti filo-borbonici che erano sorti nell’avellinese e poi alla battaglia del Volturno.
Murature antiche in Roscigno Vecchia. Dal 1860 al 1927, durante il Regno d’Italia ha fatto parte del mandamento di Sant’Angelo a Fasanella, appartenente al Circondario di Campagna.

Roscigno vecchia - Un museo a cielo aperto - foto by Cilentano.it
Roscigno vecchia – Un museo a cielo aperto – foto by Cilentano.it

Briganti
Nel 1866 la sera del 7 luglio, verso le ore 9 del pomeriggio, in piazza Giovanni Nicotera si verificò un’invasione di bande di briganti capeggiate da Angelo Croce e Francesco Mazzei, che lasciarono a terra due morti e molteplici feriti.
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Roscigno Vecchia: “Il paese che cammina”
Qualsiasi studioso che intraprenda uno screening serio sulla storia di Roscigno si accorgerebbe subito che questa è la definizione giusta per il piccolo borgo abbandonato di “Roscigno Vecchia”. Il movimento franoso che nel corso dei secoli ha costretto gli abitanti di Roscigno Vecchia alla migrazione forzosa dalle zone più basse del centro storico verso la località nominata “Piano” (in cui oggi è situata l’imponente Piazza Giovanni Nicotera). La tenacia certosina, l’orgoglio, i sacrifici dei cittadini di Roscigno Vecchia e le continue ricostruzioni del centro abitato con i materiali di risulta provenienti da precedenti crolli di case che si trovavano nella parte sud dell’antico abitato hanno fatto nascere il mito del “paese che cammina”.
Roscigno vecchia - Fare attenzione -foto by cilentano.it
Roscigno vecchia – Fare attenzione -foto by cilentano.it

Il dottore Lucido Di Stefano nei suoi Discorsi storici sulla valle di Fasanella descrivendo Roscigno scrive:«…Fu Ella malamente situata in terra non stabile per esser un masso di Creta, e per dapertutto sgorgare acqua, avendo ne’ lati de Torrenti, che rodono il terreno, oltre un altro, che passa per mezzo dell’Abitazione; ond’è, che in tempo di està dissecandosi l’acqua, e restringendsi il terreno cretoso, le mura dell’edifizi delle Case si aprono facendo delle gravi lesioni, ed aperture con pericolo di rovinarsi, siccome molti ne sono rovinati, senza esservi Casa, che non patisca tale difetto, stando in gran pericolo l’Abitatori allorché soffiano l’Aquiloni, gli Scilocchi….».
L’instabilità del terreno è una variabile che gli abitanti di Roscigno tengono sempre in considerazione nel corso dei secoli.
Roscigno è stato riedificato per tre volte a causa delle frane (intorno al 1600, intorno al 1700 e ultimo trasferimento agli inizi del Novecento).
Testimonianze storiche confermano la continua lotta dei cittadini di Roscigno nei confronti della matrigna natura.
La chiesa di San Nicola è stata completamente ricostruita in località “Piano” in Roscigno Vecchio intorno al 1770 utilizzando i resti della precedente costruzione che fu demolita a causa di insanabili lesioni causate da una frana.
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