Ciro Riemma intervista la giornalista e scrittrice Bianca Fasano che ha pubblicato due video, tra cui: ”Le donne che Ted Bundy non uccise.” – video di Ciro Riemma


Sulle orme del serial Killer Theodore Robert (Cowall) Bundy. L’editore Ciro Riemma intervista la giornalista e scrittrice Bianca Fasano che ha pubblicato due video, estrapolando le notizie dal suo lavoro letterario di prossima pubblicazione “Le grafie dell’amore e dell’odio ed altri metodi di riconoscimento dell’essere umano”.
D:- “Buongiorno professoressa Fasano. Ci ritroviamo; lei non smette mai di sorprendermi: da dove nasce questo interesse per un serial Killer che ha terrorizzato l’America per decenni?”-
R:- “Dalla volontà di comprendere l’essere umano nelle sue varie sfaccettature. Dal testo di grafologia cui sto lavorando, in cui porto esempi positivi e negativi, dai miei studi di criminologia e dalla convinzione che l’indole dell’assassino seriale più pericoloso può non differire, almeno in apparenza, da quella del simpatico vicino di casa. Un esempio? La scrittrice statunitense Ann Rule, ex poliziotta, diventata maestra del romanzo criminale, ha pubblicato un libro intitolato “Un estraneo al mio fianco”, spiegando come avesse avuto modo di conoscere il serial killer Ted Cowall Bundy, eppure nonostante la sua esperienza, non fosse stata capace di rendersi conto con chi avesse a che fare. Tuttavia, conoscendo la grafologia ed avendo modo di leggere un suo scritto, avrebbe potuto invece comprenderlo, o almeno, sospettarlo.”-
D:- “Lei è’ riuscita a comprenderlo? Che cosa prova per lui?”-
R:-“La sua grafia è illuminante e provo una grande pena. Le potrà sembrare strano, lo sarà di meno se si porrà la domanda: vorrei essere nato con la sua voglia determinata di uccidere e seviziare? Con la sua incapacità di diventare un essere umano normale?”
D:-“No. Direi di no: Cosa l’ha colpita maggiormente di lui?
R:-“Rimandando il lato grafologico al mio lavoro, non vorrei essere fraintesa: la pena maggiore si prova per tutte quelle donne inermi che l’hanno trovato sulla loro strada e hanno perso la loro. Doveva morire, non sono per la pena di morte, però di fronte al bisogno che aveva di morte, non c’era altra alternativa che un’altra morte:la sua.”-
D:- “E’ un personaggio da incubo?”-
R:-“Il peggiore possibile: un killer che avresti potuto incontrare al supermercato, o dal benzinaio. Ci si può chiedere come facesse questo individuo all’apparenza piacevole, che tuttavia non era poi munito dell’intelligenza che gli vollero riconoscere in tanti, a nascondersi nell’ombra e colpire con tanta ferocia e tranquillità’. “La dote” che gli venne riconosciuta fu che riuscisse ad essere una specie di camaleonte, sia come atteggiamento umano sia sotto l’aspetto fisico. Un giudice, durante un processo disse di lui:
-“ Ogni giorno era diverso. Il processo durò diverse sedute e ogni volta lui appariva diverso dalla volta precedente. Un giorno sembrava un agente di borsa, il giorno dopo uno studente. A lui bastava cambiare pettinatura, tagliare i capelli pochi centimetri, dimagrire un paio di chili, cambiarsi d’abito e diventava assolutamente irriconoscibile.”-
A questo va aggiunto che alle volte cambiava a voce ed espressione del viso come fosse posseduto da una diversa personalità. I pochi che hanno assistito a questo mutamento e sono stati in grado di raccontarlo ne sono rimasti profondamente turbati per il resto della loro vita.”-
D:-“Allora, per lei, anche un pessimo compagno di studi?”-
R:-“La cosa davvero strana è che, pur riconoscendolo come l’omicida seriale capace di uccidere oltre trenta donne, pur sapendo che il suo primo omicidio risale a quando aveva quindici anni e che avrebbe continuato ad uccidere, se fosse tornato in libertà, non si può fare a meno di comprendere come le tante persone che l’hanno conosciuto “quando non uccideva”, potessero trovarlo piacevole, simpatico, interessante, coinvolgente. Persino il giudice che gli commutò la pena di morte sentì la necessità di spiegargli quanto fosse dispiaciuto di vedere persa l’umanità di quell’uomo che si era autodifeso e andava ucciso.

D:-“ Qualche particolare?”-
R:-Tutti orridi. D’altra parte sappiamo (per sua stessa ammissione), come, oltre al fatto di tornare a violentare le donne morte finché lo stato di decomposizione non fosse troppo avanzato, aveva anche l’orrenda abitudine di portare con sé alcune teste e tenerle come trofeo, fino a quando poi potesse disfarsene, quindi non è strano che in alcuni casi si ritrovassero solo i crani delle sue vittime.
D:-“Malgrado ciò continua a farle pena?”-
R:-“Siamo propensi a credere che una gran parte della violenza nascosta ed evidente dei serial Killer, nasca dall’avere vissuto un’infanzia in cui la violenza (vissuta su di sé), sia stata di casa. Per Ted lo è stata. Figlio di Eleanor Louise Cowell Bundy , abbandonato, poi ripreso, vissuto con la convinzione che la madre fosse sua sorella, a contatto con un nonno che probabilmente era il padre ed aveva violentato sua madre. Samuel Cowell era falsamente puritano, razzista, tirannico nei confronti della moglie e dei familiari (una volta scagliò giù dalle scale di casa la figlia minore Julie) e la sua ira debordava in violenza soprattutto quando si poneva in discussione la paternità di Ted. Ossessionato dalla pornografia (dato che passò al nipote), si sospetta che avesse verso il bambino interessi pedofili. Che cosa vogliamo di più?”-
D:-“Chi ne pianse la morte?”-
R:-“Penso nessuno. Forse la madre “ne pianse la vita”. Dovette chiedersi se non sarebbe stato meglio decidere per l’aborto. Negli anni 1982-1986, tramite appelli, ricorsi e abili mosse legali, Bundy riuscì ad evitare per ben due volte l’esecuzione capitale tuttavia il 24 gennaio del 1989 questa venne eseguita. Alle 7:00, 06 venne abbassata la leva dell’Elettricità nel braccio della morte. 10 minuti più tardi Theodore Robert Bundy, uno dei più spietati serial killer della storia, venne dichiarato morto.
Fuori della prigione, al saperlo morto, s’innalzarono urla di felicità. Salirono verso l’alto i fuochi artificiali. Prima dell’esecuzione anche Carole Boone, che aveva sposato legalmente il 9 febbraio 1980 e con cui aveva avuto una bambina, decise di scomparire nel nulla.”-
D:- “Conclusioni?”-
R:-“Per sua stessa ammissione non era un folle e non soffriva di personalità multiple, Tuttavia definiva quella insano desidero di morte e perversione come “la forza”. Più volte aveva tentato di vivere una vita “normale”. “La forza” non glielo aveva permesso.
Una forza che nessuno di noi potrebbe essere in grado di invidiargli per cui, sì, pace all’anima sua.”-
Ciro Riemma.

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