Da Giungano a S.Maria Capua Vetere: alla scoperta di Spartaco Youtube ci aveva bloccato il video... perche'?

S. Maria Capua Vetere - Anfiteatro campano - foto by cilentano.it


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YOUTUBE HA BLOCCATO IL VIDEO, PERCHE’? ABBIAMO UNA RISPOSTA: E’ TROPPO PALLOSO!

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La nostra visita a Giungano ci porto’ alla scoperta delle Gole di Tremonti, luogo in cui, secondo la leggenda peri’ Spartaco nel 101 a.C. nella sua ultima battaglia.

Sentiero per le gole di tremonti - foto by Cilentano.it
Sentiero per le gole di tremonti – foto by Cilentano.it

A questo punto abbiamo deciso di approfondire la storia di Spartaco visto che la sua rivolta e’ partita non lontano dal Cilento: Santa Maria Capua Vetere.
S. Maria Capua Vetere - Anfiteatro campano - foto by cilentano.it
S. Maria Capua Vetere – Anfiteatro campano – foto by cilentano.it

Spartaco e’ nato in Tracia (Grecia) da una famiglia di pastori appartenente alla tribù dei Maedi; intraprese la professione del padre, ma ridotto in miseria accettò di entrare nell’esercito romano, con cui combatté in Macedonia col grado di milite ausiliario. La dura disciplina cui era obbligato e i numerosi episodi di razzismo che dovette subire all’interno della milizia lo convinsero a disertare e a scappare. In verità c’è anche chi afferma che fosse figlio di un proprietario terriero campano che ottenne la cittadinanza subito dopo la conclusione della guerra italica; le informazioni relative erano contenute nel Tabularium voluto da Lucio Cornelio Silla, ma andarono perse prima che cominciasse la rivolta. Catturato, fu giudicato disertore e condannato, secondo la legge militare romana, alla riduzione in schiavitù. In seguito, intorno al 75 a.C., fu destinato a fare il gladiatore; Spartaco, infatti, venne venduto a Lentulo Batiato, un lanista che possedeva una scuola di gladiatori a Capua. Spartaco fu obbligato a combattere all’interno dell’anfiteatro campano contro belve feroci e contro altri gladiatori com’era in uso a quel tempo per divertire popolo e aristocrazia.
Anfiteatro Campano - foto by Cilentano.it
Anfiteatro Campano – foto by Cilentano.it

Spartaco, esasperato dalle inumane condizioni che Lentulo riservava a lui e agli altri gladiatori in suo possesso, decise di ribellarsi a questo stato di cose e nel 73 a.C. scappò dall’Anfiteatro capuano in cui era confinato; altri 70 gladiatori lo seguirono fino al Vesuvio, prima tappa della rivolta spartachista. Sulla strada che portava alla montagna i ribelli si scontrarono con un drappello di soldati della locale guarnigione, che gli erano stati mandati incontro per contrastarli e catturarli. La vittoria però arrise a Spartaco e ai suoi, benché armati di soli attrezzi agricoli e di coltelli e spiedi di cui si erano impossessati nella caserma e nella mensa della scuola gladiatoria, ed ebbero così modo di armarsi con le armi da guerra dei soldati romani caduti. Spartaco fu eletto a capo dei ribelli insieme ai galli Enomao e Crixus (detto anche Crisso o Crixio) e si rifugiarono ai piedi del vulcano per riorganizzarsi, aumentare le proprie forze accogliendo altri schiavi fuggiaschi e addestrandoli, e per decidere sul da farsi.
Anfiteatro Campano - spalti - foto by Cilentano.it
Anfiteatro Campano – spalti – foto by Cilentano.it

Il Senato di Roma inviò, in rapida successione, due pretori (prima Gaio Claudio Glabro e poi Publio Varinio) in Campania con l’ordine di reprimere la rivolta. Glabro arruolò, letteralmente strada facendo, una legione raccogliticcia di 3.000 unità circa, fatta di uomini inesperti e non addestrati. Inoltre, una spedizione di repressione del brigantaggio e cattura di schiavi fuggitivi era considerata non particolarmente onorevole dal punto di vista militare per i legionari, i quali non avevano neppure la prospettiva di fare bottino di guerra (trattandosi, diremmo noi oggi, di un’operazione di polizia militare interna) né la speranza di saccheggio, né di premio di congedo, per cui sostanzialmente vennero arruolati uomini di basso livello.
Anfiteatro campano - uno degli ingressi - foto by Cilentano.it
Anfiteatro campano – uno degli ingressi – foto by Cilentano.it

Quando Glabro cinse d’assedio la posizione sulla quale si erano asserragliati Spartaco e i suoi, questi ultimi, profittando dell’oscurità, riuscirono ad aggirare l’accerchiamento senza che le sentinelle romane se ne accorgessero, per cui riuscirono addirittura a circondare l’accampamento romano e forti della sorpresa l’attaccarono, sterminando gran parte dei legionari, mentre altri ancora si davano a una precipitosa fuga in quella che viene denominata battaglia del Vesuvio. Questo successo militare ottenuto grazie all’esperienza militare di Spartaco e alla sua sagacia tattica fece accorrere tra le sue file un enorme numero di schiavi fuggitivi, pastori e contadini poveri dei dintorni del Vesuvio, sicché la cinta d’assedio posta intorno al Vesuvio fu spezzata e più legioni romane finirono per essere successivamente e nettamente sconfitte in Campania.
Anfiteatro campano - corridoi - foto by Cilentano.it
Anfiteatro campano – corridoi – foto by Cilentano.it

Il successo militare più eclatante ottenuto dai rivoltosi fu quello conseguito contro il pretore Publio Varinio e i suoi legati propretori, Furio e Cossinio: Spartaco non si limitò a sconfiggere i soldati, ma riuscì anche a impadronirsi dei cavalli, delle insegne delle legioni e dei fasci littori del pretore. Da questa posizione egli riuscì a dominare su tutta la ricca regione campana.
Non deve assolutamente sorprendere un simile rovescio subito dalle armi romane, sia perché non si trattava delle legioni migliori, sia perché i pretori e i loro legati, ufficiali arruolati al seguito e tratti dal loro entourage politico–amministrativo–amicale, erano spesso e volentieri completamente digiuni di strategia e di tattica militare, poiché a Roma si occupavano essenzialmente di esercitare la giurisdizione e solo raramente, e in casi eccezionali, erano investiti di comandi militari.
Anfiteatro campano - la parte sottostante - foto by Cilentano.it
Anfiteatro campano – la parte sottostante – foto by Cilentano.it

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L’intervento di Crasso
Nel dicembre del 72 a.C., proprio mentre Spartaco tornava in Lucania, il Senato romano diede al proconsole Marco Licinio Crasso l’incarico di reprimere la rivolta. Crasso pretese il comando su otto legioni, in modo tale da avere una schiacciante superiorità in termini numerici.
Crasso mosse contro Spartaco con sei legioni, cui si aggiunsero le altre due consolari ripetutamente sconfitte, che le fonti, però, riferiscono essere state decimate dal loro stesso nuovo comandante. Infatti, si narra che, venuto a battaglia con l’esercito di Spartaco, Crasso sia stato sconfitto e per punizione abbia ordinato la decimazione delle legioni consolari fino all’immane cifra di ben 4.000 legionari giustiziati con il sistema della verberatio (a bastonate) per la codardia mostrata nei confronti del nemico. Ma il principale responsabile di quest’ennesimo rovescio era stato un amico di Crasso, Mummio, che, insieme ad altri nobili, si era posto agli ordini del proconsole, com’era consuetudine per la nobiltà quando s’intraprendeva qualche campagna al comando di valorosi condottieri, per mettersi in luce nelle campagne politiche. Mummio disobbedì agli ordini e attaccò Spartaco, ma questi reagì sopraffacendolo.
Con l’uso della verberatio Crasso si guadagnò più di Spartaco la paura e il timore reverenziale dei suoi uomini, ristabilendo, in questo modo alquanto sanguinario, ma non inconsueto nella storia dell’esercito romano, la disciplina e la fedeltà delle sue truppe.
Anfiteatro campano - foto by Cilentano.it
Anfiteatro campano – foto by Cilentano.it

Il preannunciato arrivo delle truppe di Gneo Pompeo Magno e di Marco Terenzio Varrone Lucullo, proconsole di Macedonia diede la scossa a Crasso che, a quel punto, non voleva dividere la gloria dell’impresa con i suoi rivali, anche perché a Roma si rumoreggiava sulla lunghezza della campagna stessa. La battaglia finale che vide la sconfitta e la morte di Spartaco nel 71 a.C. si svolse nei pressi delle sorgenti del fiume Sele (site nel territorio di Caposele, anche se la leggenda vuole che l’ultima battaglia si tenne a Giungano) ,”ad caput Sylaris fluminis”, come precisa lo storico tardo romano Paolo Orosio, cioè tra i territori attuali dei comuni di Caposele e Quaglietta, nell’Alta Valle del Sele che a quel tempo faceva parte della Lucania. In quest’area, nei decenni passati, ci sono stati ritrovamenti di armature, corazze e spade di epoca romana.
La battaglia finale fu preceduta da numerosi e cruenti scontri; Plutarco narra che Spartaco prima di questa battaglia uccise il suo cavallo, dicendo che se avesse vinto avrebbe avuto tutti i cavalli che voleva, ma se avesse perso “non ne avrebbe più avuto bisogno”. Durante lo scontro decisivo Spartaco sarebbe andato personalmente alla ricerca di Crasso per affrontarlo direttamente; egli non riuscì a trovarlo ma si batté con grande valore uccidendo anche due centurioni che lo avevano attaccato. Dalla narrazione di Plutarco risulta che Spartaco rimase al centro della mischia mentre i ribelli erano ormai in rotta; circondato da un numero soverchiante di legionari venne «massacrato di colpi» e morì combattendo fino alla fine.
L'ultima battaglia di Spartaco
L’ultima battaglia di Spartaco

Il corpo non sarebbe stato ritrovato. Secondo altre fonti invece Spartaco non venne riconosciuto ma fu catturato e venne crocifisso insieme agli altri prigionieri, cosa che è alla base di molte narrazioni moderne come in Spartacus di Stanley Kubrick. Anche per Sallustio, che ne descrive la fine con toni magniloquenti, morì sul campo di battaglia. Alcuni reparti del suo esercito fuggirono e si dispersero sui monti circostanti. Crasso fece crocifiggere – nudi – lungo la via Appia da Capua a Roma una gran parte dei prigionieri ma non Spartaco di cui il corpo non fu più ritrovato, forse perché ormai irriconoscibile a causa dei colpi ricevuti.
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L’ANFITEATRO CAMPANO DI SANTA MARIA CAPUA VETERE
secondo per dimensioni solo al Colosseo, al quale probabilmente servì come modello essendo stato, verosimilmente, il primo anfiteatro del mondo romano. Fu sede della prima e rinomatissima scuola di gladiatori. e’ POSSIBILE VISITARLO ENTRO LE 18.00 AL COSTO DI 2,50 EURO (Nel biglietto e’ inclusa la visita al Museo ed al Mitreo, un piccolo tempio, unico in Italia, dedicato al dio Mitra).
All’interno dello spazio dell’anfiteatro e’ possibile pranzare o prendere un drink, vi e’ inoltre un Museo dedicato ai Gladiatori e sono esposte alcune tombe di epoca Aurunca.

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