Dieta mediterranea: il Cilento diventa aula didattica.


In occasione del Seminario Internazionale sulla Dieta Mediterranea, organizzato dalla Società Italiana di Nutrizione Umana in collaborazione con l’Università di Napoli Federico II ed il parco del Cilento,da oggi lunedì 9 a venerdì 13 ottobre ad Ascea, sarà presentata in anteprima nazionale la versione italiana del più noto volume di Ancel Keys, lo studioso americano che scoprì a Napoli e nel Cilento la dieta mediterranea, “How to eat well and stay well the Mediterranean way”.

La traduzione del testo originale e la sua pubblicazione è stata resa possibile dalla volontà e dall’impegno dell’Associazione per la Dieta Mediterranea e Stile di Vita Ancel Keys di Pioppi con il sostegno della Società Italiana di Nutrizione Umana. Si tratta di un’opera ormai introvabile anche nell’edizione originale e la sua pubblicazione in lingua italiana viene incontro all’interesse di tanti nutrizionisti, e non solo, di venire a contatto diretto con un lavoro pionieristico di tale importanza e tuttora fortemente attuale. L’evento dal titolo «Ancel Keys International Seminar on Mediterranean Diet and Sustainable Dietary Models» è un’iniziativa didattico-scientifica che sta facendo convergere nel Cilento, per una settimana di intenso lavoro, i maggiori esperti italiani e stranieri in campo nutrizionale ed un gruppo selezionato di giovani promesse della ricerca nell’ambito della nutrizione umana e delle produzioni agricole ed alimentari. Dieta mediterranea, stile di vita, benessere alimentare, prevenzione cardiovascolare, prevenzione del cancro, ricerca clinica, ricerca epidemiologica, biodiversità, sostenibilità, impatto ambientale, agricoltura, produzioni alimentari, tradizioni gastronomiche, realtà locali, industria di trasformazione sono le parole chiave dell’iniziativa.

L’obiettivo è esportare ben al di fuori dell’area geografica cilentana i principi della dieta mediterranea, dal 2010 riconosciuta dall’UNESCO patrimonio intangibile dell’umanità, per far conoscere le caratteristiche di eccellenza delle produzioni agricole del territorio e favorire lo sviluppo di una rete di ricercatori e produttori impegnati nella definizione di progetti utili a contrastare la tendenza in atto ormai da troppo tempo al progressivo allontanamento dal modello mediterraneo tradizionale e all’acquisizione di abitudini alimentari poco salutari che hanno alimentato l’epidemia corrente di obesità. Studi ecologici, prospettici e di intervento hanno riconosciuto alla Dieta mediterranea il merito di esercitare una eccezionale protezione contro le malattie cardiovascolari, il cancro e, in generale, avverso le patologie cronico-degenerative che conducono ad un invecchiamento precoce. Al tempo stesso, questo modello alimentare associa alla garanzia del benessere individuale un basso impatto ambientale in termini di utilizzo del suolo, del fabbisogno energetico, del consumo idrico e delle emissioni di gas serra.

«Com’è ormai ben noto, – sottolinea Pasquale Strazzullo, Presidente della Società Italiana di Nutrizione Umana e responsabile dell’UOC di Medicina d’Urgenza e Ipertrensione dell’AOU Federico II di Napoli – si tratta di un modello caratterizzato da un elevato consumo di prodotti vegetali e da moderate quantità di pesce, carne, prodotti lattiero-caseari e vino, assunto quest’ultimo esclusivamente ai pasti. Grazie al rispetto per la biodiversità, per le caratteristiche geofisiche naturali e per le tradizioni gastronomiche del territorio, la Dieta Mediterranea ha ricevuto il riconoscimento da parte dell’UNESCO nel 2010 di patrimonio immateriale dell’umanità».

È vero però che, a dispetto dei vantaggi ampiamente riconosciuti per la salute umana e per l’ambiente, le abitudini alimentari delle popolazioni «mediterranee» si sono gradualmente modificate negli ultimi cinquant’anni, allontanandosi in misura preoccupante dal modello tradizionale, a causa del crescente consumo di prodotti animali e della riduzione dell’uso di prodotti vegetali, con conseguente maggiore assunzione di grassi saturi e proteine animali in sostituzione di proteine vegetali e grassi, cereali integrali e fibre alimentari. Nel mondo sono circa 650 milioni le persone obese o in sovrappeso, come riferisce un recente studio dell’Imperial College di Londra, pubblicato dalla rivista The Lancet, che ha coinvolto l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e oltre 700 ricercatori nel mondo. Il problema della corretta nutrizione umana rimane planetario. Questi cambiamenti negativi sono ulteriormente associati all’assunzione in eccesso di sale e aggiunta di zuccheri (questi ultimi in gran parte sotto forma di bevande zuccherate), nonché con un aumento del consumo di bevande alcoliche, uno stile di vita progressivamente più sedentario e il conseguente aumento della prevalenza dell’obesità. «Tutto questo – precisa il professor Strazzullo- richiede un forte impegno da parte dei nutrizionisti, delle istituzioni sanitarie pubbliche e della stessa industria alimentare per una rivitalizzazione della dieta mediterranea che permetta di superare i problemi attuali recuperandone le caratteristiche fondamentali». (da il mattino)

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.