Il Gelbison Il monte sacro ed il suo Santuario

Gelbison - Il Santuario


Il Gelbison (detto anche Monte Sacro) è un monte del Subappennino lucano di 1.705 m s.l.m.. È il quarto monte più alto del Cilento, preceduto dalla cima del relativamente vicino Cervati (1.900 m), dal Panormo (cima più alta del gruppo degli Alburni, 1.742 m) e dal Faiatella (1.710 m).

Il Gelbison tra le nubi
Il Gelbison tra le nubi

Situato al centro del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, contiguo ad est con la grande area forestale di Pruno, la cima si trova nel comune di Novi Velia. Il corpo montuoso tocca anche i comuni di Cannalonga, Ceraso, Cuccaro Vetere, Futani, Laurito, Montano Antilia, Rofrano e Vallo della Lucania. Sulla cima del monte sorge un santuario, quello della Madonna del Monte Sacro, allo sommità del quale è posta una grande croce in metallo, visibile anche da Ascea quando illuminata.
Gelbison - Il sentiero sacro
Gelbison – Il sentiero sacro

Da questo monte sorgono il torrente Badolato (versante ovest, affluente dell’Alento), il fiume Palistro (versante sud-ovest), il torrente Bruca (versante sud), il fiume Lambro (versante sud-est), ed il Mingardo (versante est). I monti vicinali sono il contiguo Monte Scuro (1.610 m), la Tempa di Cuccaro Vetere (1.136 m), il Monte Antilia (1.316 m), ed a nord i Tuzzi di Monte Piano (1.515 m).
Il Santuario della Madonna del Monte
Un piccolo cimitero lungo la salita
Un piccolo cimitero lungo la salita

Il Santuario della Madonna del Monte Sacro di Novi Velia si trova sulla cima del Monte Gelbison, sul luogo di un antico insediamento sacro pagano. Probabilmente gli Enotri eressero un tempio ad una loro divinità, in seguito identificata con Era. Quasi certamente il sito fu conosciuto al tempo dei Saraceni: infatti Gelbison sembra derivare da Gebel-el-son, che in arabo significa Monte dell’Idolo.
La croce visibile in quasi tutto il Cilento
La croce visibile in quasi tutto il Cilento

L’edificio è a tre navate divise da colonne in pietra e la volta a botte reca decorazioni ad affresco. Oltre la chiesa, ingrandita nel 1908, fanno parte di complesso la cappella di San Bartolomeo, patrono di Moio della Civitella, il convento, la foresteria e altre piccole pertinenze civili e religiose.
Nel presbiterio sono collocate alcune pregevoli statue di legno tra le quali la statua lignea della Vergine che è rappresentata seduta, col Bambino sul braccio sinistro e con la destra atteggiata a distribuire favori divini. La statua della Vergine presenta il viso bruno allungato, gli occhi alla greca e una figura slanciata che sembrano rifarsi all’iconografia bizantina importata in Italia dai citati monaci basiliani.
Leggende
Secondo la tradizione locale, la fondazione del santuario sarebbe da attribuire ad alcuni pastori di Novi Velia, i quali volevano edificare per loro comodità un piccolo tempio dedicato alla Madonna, alle falde del monte Gelbison. Secondo la leggenda i tentativi dei pastori risultarono vani poiché al mattino trovavano disfatto il lavoro del giorno precedente. Pertanto i pastori decisero di vegliare di notte per scoprire gli autori della demolizione e portarono con loro un agnello per cibarsene. Ma, sul punto di essere ucciso, l’agnellino sfuggì loro dalle mani e corse fin sulla vetta del monte, arrestandosi davanti ad un muro che ostruiva una piccola grotta. In essa era l’effigie della Madonna. I pastori ridiscesero a raccontare l’accaduto ai compaesani e al vescovo di Capaccio, poiché allora non c’era ancora il vescovado a Vallo della Lucania. Il vescovo si recò sul luogo per constatare con i propri occhi ma, al momento di benedire la grotta, risuonò una voce dall’alto: Questo luogo è santo ed è stato consacrato dagli Angeli.
Gelbison - Il Santuario
Gelbison – Il Santuario

Interno del santuario
Interno del santuario

Un’altra leggenda narra che in età longobarda, due cavalieri giunsero sulla vetta del monte e mentre uno varcò il portale della chiesa per ringraziare la Madonna, l’altro non entrò nel santuario e rimase a schernire da fuori l’altro cavaliere per questo suo gesto di “debolezza” che poco si addiceva ad un vero guerriero. Ma all’improvviso il suo cavallo s’imbizzarrì e in pochi attimi raggiunse l’orlo del precipizio adiacente la chiesa per accingersi ad effettuare un salto nel vuoto. Allora il cavaliere implorò l’aiuto della Madonna la quale gli salvò la vita facendo arrestare la cavalcatura su un pinnacolo di roccia calcarea sporgente oltre il ciglio del precipizio. Da allora tale spuntone di roccia è denominato “ciampa (cioè zampa) di cavallo”. Da tale episodio deriverebbe l’usanza, da parte dei pellegrini, di lanciare monetine (un tempo si lanciavano sassi del suolo sacro) nel tentativo di centrare lo spuntone di roccia.
Leggende - La ciampa di cavallo
Leggende – La ciampa di cavallo

Secondo la tradizione se nel tentativo vi riesce una donna nubile, ella ritornerà al santuario da sposata, se invece è un anziano a centrare la roccia, egli farà ritorno al santuario l’anno successivo.
—–
IL VIDEO

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.