Il perche’ dei terremoti La faglia Gloria, i vulcani sottomarini del Tirreno

La faglia Gloria


E’ di un paio di giorni fa la notizia che c’e’ stato un violento terremoto in Cile: magnitudo 8,3. Ci siamo chiesti: ma nel sud Italia e nel Cilento come stiamo messi? Ecco la risposta, ma partiamo dall’inizio.
Come tutti sappiamo la teoria della tettonica a placche ci insegna che la crosta terrestre è frammentata, grossomodo in undici grandi placche in movimento relativo tra loro. Così avviene che lungo le dorsali oceaniche ci sia emissione di magma “fresco”, espansione della placca e del “pavimento” oceanico, mentre, i prossimità dei continenti, la placca oceanica viene “riciclata”: si inflette al di sotto del continente e viene riassorbita dal mantello (subduzione). Questo margine, detto margine attivo, è dove avviene il maggior rilascio di energia sismica e dove avvengono i più forti terremoti conosciuti. Il motore di tutto ciò è il calore dell’interno della Terra ed i moti convettivi del mantello che, in superficie, trascinano le placche.

La faglia Gloria
La faglia Gloria – Il confine tra la placca africana e quella europea nel Mediterraneo. Le frecce indicano il movimento delle placche.

La Faglia Gloria è una grossa “spaccatura” della crosta terrestre che ha inizio in prossimità delle isole Azzorre, vicino alla dorsale medio Atlantica, dove l’intersezione dei continenti Europa, Africa e America sembra disegnare sulla carta tettonica una T, con la gamba in direzione del Mediterraneo. Da questo punto la Faglia Gloria parte, in direzione est fino a Gibilterra. Qui si trasforma e da faglia in senso stretto diviene una fascia di deformazione, ma prosegue verso la Sicilia e li disegna un arco, intorno alla Calabria, prende la direzione degli Appennini e risale lo stivale, fino alle Alpi. Qui curva nuovamente e ridiscende, seguendo le coste croate, albanesi e poi greche, dove vira, sfiora i margini meridionali di Creta, attraversa Cipro e sale in Turchia dove prende il nome di Faglia Est Anatolica.
Facendo un salto indietro di 100 milioni di anni e facendo scorrere rapidamente il tempo osserveremmo la chiusura della Tetide (un piccolo bacino oceanico), prima compressa tra Africa ed Europa, poi subdotta e riespulsa (le ofioliti di Alpi ed Appennini). Eliminata la placca intermedia, circa 20 m.a., le due super-placche vennero in contatto, si aprì il bacino ligure-provenzale, il Tirreno meridionale e iniziarono a sollevarsi le catene montuose, mentre l’Africa iniziava a sprofondare sotto l’Europa. Così si è delineato l’assetto attuale.

Questa bellissima carta, tratta dal libro SI forma, SI deforma, SI modella di C. Venturini, mostra le principali zone dello stivale in cui la placca africana va in subduzione sotto l’Europa (linee rosse a triangoli).
Questa bellissima carta, tratta dal libro SI forma, SI deforma, SI modella di C. Venturini, mostra le principali zone dello stivale in cui la placca africana va in subduzione sotto l’Europa (linee rosse a triangoli).

Il bacino tirrenico è in espansione e presenta un regime tensionale distensivo con faglie normali (che cioè tendono ad allontanare le due estremità di una frattura); in questa zona ricorrono sismi leggeri e l’apertura delle faglie ha permesso la risalita dei magmi che hanno dato vita ai complessi vulcanici laziali, campani ed ai vulcani sottomarini del tirreno. L’espansione tirrenica spinge gli Appennini settentrionali verso nord-est e la microplacca adriatica reagisce andando in subduzione verso il Tirreno (sud-ovest), con un’inclinazione di circa 45°, e generando i terremoti di bassa magnitudo del margine meridionale della pianura padana orientale.

Il vulcano Marsili
Il vulcano Marsili

A questo punto apriamo una parentesi sul vulcano sottomarino Marsili localizzato nel Tirreno meridionale e appartenente all’arco insulare Eoliano. Si trova a circa 140 km a nord della Sicilia ed a circa 150 km ad ovest della Calabria ed è il più esteso vulcano d’Europa. Cosa (non) sappiamo del vulcano Marsili? E’ l’I.N.G.V. a rispondere.
“Ciò che sappiamo sul Marsili è legato a dati geofisici e campioni prelevati dalla sua sommità. Sappiamo che è interessato da un’attività idrotermale e da una attività sismica legata ad eventi di fratturazione superficiale e a degassamento. Sappiamo anche che esiste una zona centrale più “leggera” rispetto a quella di altri vulcani, come per esempio l’Etna; questa zona è più leggera perché interessata da fratture e circolazione di fluidi idrotermali. Le due eruzioni più recenti hanno età di circa 5000 e 3000 anni fa, sono stati eventi a basso indice di esplosività, e sono avvenute nel settore centrale dell’edificio a circa 850 m di profondità da coni di scorie con raggio minore di 400 metri. In caso di eruzione sottomarina a profondità di 500-1000 metri sul Marsili, l’unico segno in superficie sarebbe l’acqua che bolle legata al degassamento e galleggiamento di materiale vulcanico (pomici) che rimarrebbe in sospensione per alcune settimane (come accadde per l’eruzione del 10 ottobre 2011 al largo dell’isola di El Hierro alle Canarie). Il rischio associato a possibili eruzioni sottomarine è quindi estremamente basso, e un’eruzione a profondità maggiore di 500 metri comporterebbe probabilmente soltanto una deviazione temporanea delle rotte navali.”

I vulcani sottomarini
I vulcani sottomarini

“Una cosa che ancora non conosciamo sono i tempi di ritorno delle eruzioni del Marsili perché tali stime si basano su calcoli statistici su un gran numero di datazioni. Purtroppo per il Marsili ci sono solo 4 datazioni disponibili. In altre parole, è come se noi del Vesuvio conoscessimo solo le eruzioni del 1631 e del 1944 e dicessimo che i tempi di ritorno sono di 400 anni, mentre, in realtà, l’attività del Vesuvio tra queste due date è stata pressoché continua.
In termini di pericolosità legata alle eruzioni sottomarine, ai collassi laterali, e a possibili tsunami associati, i dati a nostra disposizione non consentono di fornire stime quantitative, ma alcune considerazioni preliminari possono essere fatte. Il collasso laterale di vulcani sottomarini è un fenomeno conosciuto da tempo e, qualora si verifichi, non è detto che produca tsunami. Questi ultimi sono generalmente associati a terremoti e/o frane di isole vulcaniche o di settori della scarpata continentale.” Questo dice il sito dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
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Da youtube: Immersione nel vulcano di Torre del Greco.

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Ma torniamo alla situazione del bacino mediterraneo.
A sud inizia l’arco calabro, una struttura geologica che ricorda le grandi aree di subduzione pacifiche con struttura arco-fossa. Ed in effetti ne possiede tutte le caratteristiche: un bacino estensionale (il Tirreno), un arco vulcanico (con crateri attivi e spenti, dal Vesuvio all’Etna, dalle Eolie ai vulcani sottomarini del Tirreno) ed una fossa in cui la microplacca adriatica è subdotta dalla placca Europea (la valle del Bradano). Qui la microplacca affonda con inclinazioni superiori a quelle della subduzione che avviene sotto l’Appennino settentrionale; infatti i terremoti più frequenti sono profondi, cioè oltre 70 km di profondità. In questa struttura la catena appenninica piega il suo asse, passando dall’andamento NE-SW dell’appennino centrale a quello NW-SE della Calabria meridionale per finire con l’andamento W-E della Sicilia settentrionale. Lo Stretto di Messina viene a trovarsi in un’area delicata, in cui agiscono sforzi estensionali e compressivi in direzione NW-SE in Calabria e N-S in Sicilia. In questa zona ricorrono i terremoti più violenti e distruttivi della storia italiana, che generalmente hanno luogo a 10-15 km di profondita, nella zona di massima inflessione della microzolla adriatica sotto l’appennino calabro, sotto i massimi sforzi di trazione, con rotture su faglie normali.

Parco nazionale del Pollino
Parco nazionale del Pollino

Tre grandi faglie segnano il confine dell’arco calabro: la prima a nord tra la Sila ed il Pollino; la seconda, nota come Malta Escarpment, va da Malta all’Etna e poi fino alle Eolie; la terza parte dall’Africa, entra in Sicilia dal margine meridionale e giunge fino all’Etna, allo Stretto di Messina e fino alle coste calabre.
Questa e’ la situazione al sud dell’Italia.

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