Marina di Camerota: Il leone di Caprera

Riproduzione grafica del Leone di Caprera


Dalla fine del 1800 agli inizi degli anni 50 sono stati in molti a lasciare il Cilento per raggiungere il sud america, in particolare l’Argentina e l’Uruguay.
In questo grande flusso migratorio si distingue per l’ardimento dei temerari protagonisti della vicenda, il viaggio del Leone di Caprera.

Riproduzione grafica del Leone di Caprera
Riproduzione grafica del Leone di Caprera

L’imbarcazione è una goletta di 9 metri di lunghezza, di tre tonnellate di stazza, armata di due alberi, costruita nel 1879 dal maestro d’ascia Luigi Briasco di Montevideo. Fu così chiamata in onore di Giuseppe Garibaldi, l’esule di Caprera. Le caratteristiche di costruzione e armamento fanno del Leone di Caprera un esemplare unico. Il capitano dell’imbarcazione così lo descrive:
« È costruito in legno di cannella, algarrobo, noce, pino bianco d’America; la coperta è a doghe larghe un pollice e mezzo, alternate fra noce e pino, tutto inchiodato e foderato in rame, ed ornato in bronzo: insomma è fatto artisticamente col disegno di darlo a qualche museo navale d’Italia e non già per uso di mare. »
(Vincenzo Fondacaro. Diario di bordo)
Il leone di Caprera

Si tratta di un’imbarcazione da diporto a vela, del tipo baleniera. È costruita in legno a fasciame longitudinale di algarrobo e con fasciame interno parziale. Le strutture sono in massello di algarrobo, con chiodame in rame. Il ponte di coperta è realizzato in doghe di noce, pino bianco e cannella. All’interno sono presenti due cilindri di rame sigillati, destinati a fungere da ausili al galleggiamento, in caso cedimenti del fasciame.
Le dimensioni sono: 9 metri di lunghezza per 2,30 di larghezza, puntale di 110 centimetri circa. L’altezza di costruzione a prua è di circa 160 centimetri.
A renderla famosa è stata proprio l’impresa navigatoria da lui sognata di compiere, con tre uomini di equipaggio, la traversata atlantica dall’Uruguay all’Italia nel 1880, un vero primato della marineria, per una imbarcazione di quelle dimensioni.
La traversata, iniziata da Montevideo il 3 ottobre 1880, raggiunse prima Las Palmas il 9 gennaio 1881, poi Gibilterra il 23 gennaio per concludersi a Livorno il 9 giugno 1881.

Equipaggio
L’equipaggio che compì la traversata era composto dai tre promotori. Questi i loro nomi, accompagnati da brevi note biografiche.

Vincenzo Fondacaro (Bagnara Calabra (RC) 1844 – Oceano Atlantico 1893)

Emigrato in Inghilterra, aveva lavorato su navi mercantili, subendo, nel 1864, un naufragio.
Negli anni successivi iniziò a progettare una traversata dell’oceano. Divenuto nel 1876 capitano della marina mercantile inglese, nel 1880 compì la traversata sul “Leone di Caprera”.
Il 30 maggio 1893 salpò da Buenos Aires per un’altra sfida che si sarebbe rivelata senza ritorno: nel mese di ottobre, infatti, il governo argentino ne annunciava la scomparsa in mare.

Orlando Grassoni (Ancona, 1844 – Genova, 1901).

Marinaio con il padre, nel 1860 tentò di arruolarsi clandestinamente nelle camicie rosse di Garibaldi.
Navigò in America, Australia ed Asia, subendo diversi naufragi.
Nel 1874 conobbe Vincenzo Fondacaro partecipando, nel 1880, alla traversata dell’Atlantico sul “Leone di Caprera”. Costretto in seguito all’emigrazione, morì a Genova nel 1901.

Pietro Troccoli (Marina di Camerota (SA) 1852 – Montevideo 1939).

Era emigrato giovanissimo in Uruguay.
Lavorando nei cantieri navali di Montevideo, vi conobbe Fondacaro, con il quale partecipò alla costruzione del “Leone di Caprera”.
Al termine della traversata si recò a Caprera per consegnare a Garibaldi l’album con le firme degli italiani emigrati in Uruguay ed Argentina.
Si stabilì quindi in Uruguay, dove si sposò ed ebbe nove figli.
Morì a Montevideo nel 1939.

Per la traversata compiuta i tre membri dell’equipaggio furono decorati dal re con la medaglia d’oro.
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Nella grotta preistorica della spiaggia di Lentiscelle a Marina di Camerota l’imbarcazione fu custodita per 11 anni dal 1995, protetta da teli di plastica attaccati al soffitto, per proteggerla dal gocciolio continuo, specialmente dopo giorni di pioggia. Fu un benemerito pronipote di Pietro Troccoli (emigrato da Marina in Uraguay) che la custodì “amorevolmente”, rendendola anche visitabile al pubblico. Ma l’umidità della grotta aveva danneggiato gravemente l’imbarcazione, tanto è che nel 2007 (bicentenario della nascita di Garibaldi) fu necessario trasportarla a Livorno per essere restaurata da ARIE (Associazione per il Recupero di Imbarcazioni d’Epoca). Il 9 giugno del 2009, cioè 128 anni dopo la sua storica traversata dall’Uruguay all’Italia, avvenne la presentazione alle autorità e alla stampa dello storico cimelio.

Nella grotta di Lenticelle, per non perdere il ricordo, se non altro visivo, di quello storico, incredibile evento del quale appunto fu protagonista anche un cittadino di Marina di Camerota, fu abbozzata una ricostruzione della baleniera.
Questo e’ quello che resta della copia dell’imbarcazione (vedi foto sotto)

I resti della copia del Leone di caprera a Marina di Camerota
I resti della copia del Leone di caprera a Marina di Camerota

I resti nella grotta preistorica
I resti nella grotta preistorica

“Grande quindi è stata la mia sorpresa ma anche la delusione di trovare nella grotta in completo degrado un oggetto, ricordo simbolico di una avventura patriottica ma anche di una delle più belle storie della marineria italiana, completamente distrutto e abbandonato. La barca originale sta a Milano perché di proprietà del Museo del Risorgimento, ma nulla vieta al Comune i Camerota e al Parco, anzi dovrebbe essere loro cura , mantenere questo ricordo, tutelandone il luogo in modo adeguato, attivandosi soprattutto a riavere la storica barca. Si sa per certo che Il Ministero dell’ambiente ne finanziò il restauro ma con la clausola che il Leone tornasse nel Parco del Cilento in idonea sede museale” scrive Paolo Abbate su Cilentonotizie.it
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IL VIDEO

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