Un paese al giorno: San Biase Frazione di Ceraso

San Biase, mulino - foto by Cilentano.it


La sua fondazione come centro abitato già costituito è documentato per la prima volta nel 993, ma il toponimo-agionimo rimanda a qualche secolo più indietro e lo colloca alle “masse” del “patrimonium Brutium Sancti Petri”.

San Biase, mulino - foto by Cilentano.it
San Biase, mulino – foto by Cilentano.it

Nel 732, in piena persecuzione iconoclasta, era accaduto che un gruppo di fedeli armeni di Sebaste aveva imbarcato una parte dei resti mortali del corpo di san Biagio per trasportarli a Roma. Ma un’improvvisa tempesta troncò il viaggio a Maratea ove i cristiani del luogo accolsero le reliquie in una chiesetta.
La piazzetta - foto by Cilentano.it
La piazzetta – foto by Cilentano.it

E’ possibile che di lì a qualche decennio, negli esodi delle “masse”dovuti ai continui attacchi dei Saraceni, gruppi di famiglie, risalendo verso nord, abbiano raggiunto le terre della chiesa di Roma più prossime portando con sé il culto del loro santo. Infatti la denominazione dell’abitato è un agionimo, cioè riproduce il nome del santo cui probabilmente era intitolato il primo luogo di culto attorno al quale si formò il paese. La ricerca di sicurezza spingeva all’aggregazione: non a caso i centri abitati di Massascusa e San Biase sono vicinissimi.
San Biase - Il fiume Palistro - foto by Cilentano.it
San Biase – Il fiume Palistro – foto by Cilentano.it

—–
LA FESTA DEL PANE
AD AGOSTO si tiene ogni anno la manifestazione in onore del “pane” di casa.
O’ PANE RE CASA
Il pane elemento principale nell’alimentazione, è stato, negli anni addietro, l’unico vero pasto del cimentano, e per questo ha sempre rivestito una importanza fondamentale nello sviluppo sociale, economico e culturale dei nostri ambienti. È ancora vivo il ricordo, in noi quarantenni, della preparazione del pane fatto in casa e di tutti i rituali che precedevano tale momento; il grano, prodotto in ogni famiglia, conservato nelle “casce” ( grandi cassoni di legno costruiti apposta per tale servizio) veniva portato qualche giorno prima al locale mulino ad acqua per essere macinato. Detto mulino, oggi in fase di restauro, è l’unico ancora funzionante in tutto il cilento, e gode di privilegi che dimostrano come la preparazione del pane prevaleva su tutto, basti pensare che anche nei mesi di Luglio e Agosto quando l’acqua del fiume scarseggiava, e i contadini erano costretti ad attendere anche settimane per innaffiare le loro coltivazioni, al mulino l’acqua non mancava mai, perché ognuno era disposto a rinunciare al proprio turno pur di far girare la macina.
San Biase - foto by Cilentano.it
San Biase – foto by Cilentano.it

Una volta macinato il grano, si poteva procedere all’impasto del pane, non prima però di essersi procurato il “lovato”; era il momento in cui noi ragazzini entravamo in gioco e venivamo presso altre famiglie alla ricerca di detto “lovato”. Era, infatti, in uso scambiarsi questo lievito artigianale, ricavato dallo stesso impasto del pane e mantenuto in apposite scodelle in modo che fermentasse, lo scambio faceva si che il lievito si mantenesse sempre fresco.
San Biase - foto by Cilentano.it
San Biase – foto by Cilentano.it

Procuratosi il “lovato” la mattina presto la mamma iniziava la separazione della farina dalla crusca per mezzo della “seta” una sorta di membrana a maglie strettissime, grazie alla quale la farina veniva raccolta nella “matra”, vasca di legno costruita apposta per l’impasto del pane, e la crusca veniva recuperata ed usata come alimento per le galline o i maiali. A questo, punto messo il lovato nella farina e sciolto il tutto con acqua e sale, iniziava l’impasto, fatto tutto a mano, e continuava fino a quando non ci si rendeva conto, al tatto, che fosse pronto.
Festa del pane a San Biase
Festa del pane a San Biase

Si procedeva alla formazione delle panelle che venivano imbragate in stoffe di cotone e coperte da teli di lana in modo che lievitassero; nel frattempo veniva riscaldato il forno, presente in ogni famiglia, con le “frasche” piccoli legnetti ricavati dalla potatura degli alberi. Appena pronto il forno veniva pulito con il ”munnolo” un particolare tipo di scopa fatta con la paglia ricavata dalla trebbiatura di un particolare tipo di grano che si coltivava nelle nostre zone chiamato “iermano”. Si arrivava cosi all’infornatura e alla cottura del pane, secondo metodi e stili talmente accorti da renderlo unico. Tutto questo procedimento è stato ripreso nel 2002 dai cittadini di S.Biase con l’intento di: restaurare gli affreschi, risalenti al 1200, presenti nella locale chiesa, far conoscere il mulino ad acqua, valorizzare le bellezze paesaggistiche, storiche, e gastronomiche del paese.
San Biase - campanile - foto by Cilentano.it
San Biase – campanile – foto by Cilentano.it

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.