Un paese al giorno: Sanza Carlo Pisacane, il Cervati, l'inghiottitoio di Vallevona

Sanza


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Sono circa 2700 gli abitanti del Comune di Sanza, “sanzesi“. Il comune, che dista 10 km dall’uscita autostradale A3 Padula-Buonabitacolo, 25 km da Sala Consilina e Teggiano, 35 km da Sapri, 110 da Salerno, e’ posto alle pendici del Monte Cervato, su un’area prevalentemente collinare, dov’è ubicata l’antica rocca, circondato dal verde delle montagne circostanti.

Sanza
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Il territorio è infatti caratterizzato da due catene montuose: una riconducibile al gruppo del Monte Centaurino ed un’altra riconducibile al gruppo del Monte Cervato, ben delineato tra Cozzo della Croce, Monte Forcella, Monte Motola, Monte Faitella e la Raia del Pedale. La cima del Monte Cervato che, con i suoi 1.898 m s.l.m., è il monte più alto della Campania, ricade all’interno del territorio comunale e ciò fa di Sanza uno dei comuni più importanti del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano.
La forte permeabilità del suolo, a causa di fenomeni carsici presenti, rende l’intera area del Cervato un importantissimo bacino idrografico da cui scaturiscono corsi d’acqua di notevole importanza, quali il fiume Bussento, il fiume Mingardo, il fiume Calore Lucano.
Sanza -Antica torre con orologio - foto by Cilentano.it
Sanza -Antica torre con orologio – foto by Cilentano.it

Il paesaggio, infatti, appare modellato dalle forme carsiche, che ne rappresentano la principale caratteristica geologica, dalle grandi fosse scavate dai torrenti permanentemente in piena e dalle numerose sorgenti. Quest’ aspetto geomorfologico è riscontrabile in tutta l’area del massiccio del Cervato e si manifesta in maniera eclatante con la formazione di una grava, la Grava del Festolaro, nonché l’Inghiottitoio di Vallevona (denominato “Affonnaturo” nel locale dialetto sanzese). Quest’ultimo, situato sul Monte Cervato, è accessibile da un tunnel artificiale scavato nella montagna e presenta un’interessante caratteristica: l’ambiente caldo-umido che viene a crearsi all’interno dell’inghiottitoio consente di creare un micro-clima particolare, in cui vivono piante e animali che non dovrebbero trovarsi a quelle altitudini (quota 1070 m.). La presenza di pareti a strapiombo e cascate conferiscono al luogo particolare bellezza.

Storia
Sanza, ancor prima della presenza lucana e romana, ha da sempre assunto un’importanza strategica e commerciale come passaggio obbligato lungo l’antica via carovaniera “del sale” che collegava la costa con la parte meridionale del Vallo di Diano.
Tra le prime testimonianze storiche di rilievo, si ricorda il contributo del I sec. a.C. del naturalista romano Plinio il Vecchio, il quale nella Naturalis Historia menzionava il popolo lucano dei Sontini, in qualità di appartenenti alla confederazione dei popoli lucani. Ciò induce a credere che l’abitato arcaico si chiamasse Sontia e che sorgesse nell’area pianeggiante di contrada Agno (non molto distante dall’odierno insediamento), dove nei decenni passati sono venute alla luce rare ma significative testimonianze come vasellame lucano e pietre tombali romane.
Arrivo a Sanza - foto by Cilentano.it
Arrivo a Sanza – foto by Cilentano.it

Col tempo, l’antica carovaniera “del sale” dovette mutarsi in un ràmulus (diramazione) che collegava il centro abitato alla Via Popilia-Annia che, costruita da Roma verso la metà del II sec. a.C., da Capua attraverso il Vallo di Diano raggiungeva Reggio Calabria. I Sontini non ebbero mai buoni rapporti con i dominatori romani: infatti insieme ad altri popoli lucani presero parte alle Guerre pirriche e alla Seconda Guerra Punica del III sec. a.C., e presumibilmente, alla Guerra sociale del I sec. a.C., sempre contro i Romani, mostrando quindi una perenne insoddisfazione per la loro dominazione: per questi motivi l’abitato di Sontia venne raso al suolo più volte dai Romani. La posizione di predominio in epoca lucana viene meno, quindi, con l’avvento della dominazione romana e, come avvenne per altre popolazioni lucane, Sontia si avviò verso il declino dei primi secoli del I millennio d.C. Col passar del tempo gli abitanti abbandonarono la località sede dell’antico insediamento per spostarsi verso l’area collinare dove sorge oggi l’abitato moderno, probabilmente anche a causa delle ricorrenti epidemie rilevabili nelle zone pianeggianti circostanti.
Sanza e Carlo Pisacane - foto by Cilentano.it
Sanza e Carlo Pisacane – foto by Cilentano.it

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Sanza e Carlo Pisacane
Pisacane, con Nicotera, Falcone e gli ultimi superstiti della spedizione di Sapri, riuscì a fuggire a Sanza, dove all’alba del 2 luglio il parroco, don Francesco Bianco, fece suonare le campane per avvertire il popolo dell’arrivo dei “briganti”. I ribelli furono ancora una volta aggrediti e massacrati uno a uno a colpi di roncola, pale, falci. Pisacane esortò i compagni a non colpire il popolo ingannato dalla propaganda, ma anche la disperata difesa opposta non servì a nulla. Perirono in 83 e tra questi Pisacane, forse ucciso da Sabino Laveglia, capo urbano della guardia cittadina di Sanza, e Falcone. Secondo altre versioni dell’episodio Pisacane fu ucciso dai soldati borbonici, mentre secondo un altro diverso resoconto, Pisacane e Falcone, feriti gravemente e in procinto di essere uccisi, si suicidarono con le loro pistole; quelli scampati all’ira popolare furono poi processati nel gennaio del 1858: condannati a morte, furono graziati dal Re, che tramutò la pena in ergastolo.
Sanza - antico portale - foto by Cilentano.it
Sanza – antico portale – foto by Cilentano.it

I due macchinisti britannici, che avevano favorito l’imbarco di Pisacane sul piroscafo “Cagliari”, per intervento del loro governo furono dichiarati non perseguibili per infermità mentale. Nicotera, gravemente ferito, fu portato in catene a Salerno dove venne processato e condannato a morte. Anche per lui la pena fu tramutata in ergastolo grazie all’azione del governo inglese che guardava con crescente preoccupazione la furia repressiva di Ferdinando II. Con il successivo intervento della spedizione dei Mille di Garibaldi Nicotera fu liberato e, avviatosi alla carriera politica (diverrà Ministro dell’Interno), ottenne da Garibaldi un decreto di mantenimento per la compagna di Pisacane, Enrichetta, della quale adottò la figlia Silvia. Il corpo di Pisacane, come quello degli altri caduti a Sanza, venne cremato in un rogo eretto nello stesso posto, seguendo la legislazione sanitaria verso coloro che restavano insepolti per alcuni giorni, e le ceneri seppellite nel vicino cimitero o disperse. Un cippo funerario commemorativo, apposto dopo la spedizione dei Mille del 1860, lo ricorda vicino al luogo dove cadde.
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IL VIDEO DI CILENTANO.IT: SUL CERVATI IN AUTO
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